Ho deciso che i miei ultimi scritti su questa pagina erano troppo seri, quindi è ora di spezzare un po' la monotonia ed abbinarci un post a sfondo ironico, ma non troppo: in questo caso la verità non si deposita soltanto sul fondo.
La gente deve morire.
No, non mi riferisco semplicemente al fatto che siamo esseri mortali la cui vita naturale ha una durata media di 60/70 anni, bensì a quella categoria di individui inutili o dannosi che arreca disturbo alle vite altrui e, sostanzialmente, "è al mondo solo perché c'è posto".
Penso sia abbastanza evidente che questo blog e i suoi contenuti non vogliono nemmeno lontanamente arrogarsi un'oggettività che non starebbe né in cielo né in terra, soprattutto visti gli argomenti futili e frivoli che tratto normalmente; l'unico mio intento è quello di esprimere le mie opinioni su argomenti determinati senza essere soggetto a censure, critiche od opinioni contrarie alla mie, sentendomi costretto magari a confutarle.
Solitamente, inoltre, non sono così estremista né misantropo, ma, dopo la chiacchierata con un amico che ha portato il focus della conversazione su elementi di dubbia utilità, quali Silvio Berlusconi o Ke$ha, la mia parte sociopatica ha sentito un impulso che l'ha risvegliata dopo un lunghissimo sonno; ora Lei è pronta per riscuotere gli arretrati.
Nella fattispecie, perché Ke$ha, una ragazza giovane senza talento alcuno, senza essersi creata un personaggio degno di nota, senza aver fatto niente di significativo eccetto canzoni vuote e insensate con un ritmo orecchiabile -con tanto di voce modificata elettronicamente, ça va sans dire- riesce ad avere così tanto successo nonostante abbia fatto sanguinare migliaia di orecchie in tutto il mondo? Ricordo che quando comparve il nome del suo ultimo album tra le Tendenze di Twitter, me ne compiacqui poiché, credetti per un momento che lei fosse scomparsa dalla faccia del pianeta, e il titolo "RIP" non poteva far altro che alimentare il mio desiderio. Non fraintendetemi: pecco anche io spesso e volentieri di incoerenza ed ho scaricato e, sporadicamente, ascolto qualcuno dei suoi singoli, però si tratta di isolati momenti di debolezza che difficilmente si ripetono.
Un po' diverso è il discorso che abbraccia l'ambito della politica. Per quanto la signorina citata qua sopra abbia una popolarità non indifferente, se non si ha più pazienza sufficiente per tollerarla si può sempre spegnere il riproduttore di musica in attività e metterla a tacere definitivamente. Nella vita di tutti i giorni, purtroppo, non basta spegnere la tv, il computer o la radio per non avere più notizie di colui che, più di ogni altro, ha condotto il paese alla rovina già per tre volte e che, oramai, non usa più neanche un filtro per setacciare i suoi pensieri più assurdi imbellendoli di retorica facendoli anche sembrare intelligenti e ragionati, ma sgancia a ruota libera gastronerie come fa una mandria di cavalli alla fiera di paese con i propri escrementi. Mettiamo da parte per un momento l'infelice metafora per dedicare un momento ai suoi elettori che sono sempre spaventosamente numerosi e che il Cavaliere riesce ad abbindolare con le sue chiacchiere, inducendoli a dichiarargli una folle e cieca fedeltà. In una parola: terrificanti.
Il motivo per cui è impossibile ignorare un individuo come lui è presto detto: le sue azioni hanno ripercussioni profonde sulla vita di tutti i giorni e sul futuro mio e di tanti giovani in primis.
Aggiornamento dell'ultim'ora: la sociopatia che normalmente ottiene il ruolo di protagonista di tutti i miei lunedì è oggi dissipata. Le dimissioni di Benedetto XVI sono una notizia della quale non posso far altro che rallegrarmi. Il signor Ratzinger, sin dal giorno della sua elezione, non ha fatto altro che darmi un crescente numero di motivi per alimentare il mio orientamento anticlericale, portandolo quasi ad un integralismo paragonabile a quello dei più alti vertici della Chiesa Cattolica Romana. Non resta che sperare in un esponente ben più progressista e di evitare di cadere dalla padella alla brace.
Non è morto, è vero, ma poveraccio, ormai i suoi anni li ha, la demenza senile ha già riscosso una vittima in lui e non mi pare etico augurargli una prematura sparizione, non ora che non rappresenta più un pericolo.
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lunedì 11 febbraio 2013
mercoledì 7 novembre 2012
Yes, we can!
Tanti secoli fa l'Europa era solita essere l'ombelico del mondo, il centro su cui gli occhi di tutti erano puntati in attesa dell'arrivo delle novità, positive o negative che fossero, e, successivamente, del loro propagarsi nel resto del mondo. Poco a poco, il mirino ha iniziato a spostarsi o, come sarebbe più corretto dire, a clonarsi. Ciascuno dei cloni si è poi spostato verso altre zone a seconda dell'importanza di queste ultime.
Sebbene sia indiscutibile, nonché provato storicamente e scientificamente, che la culla della vita sia l'Africa e l'Europa quella della civiltà, tanto di ciò che conta veramente si svolge sull'altra riva dell'Atlantico, nella federazione a Stelle e Strisce di cui tutti parlano e tutti conoscono: gli Stati Uniti. Si tratta di un odi et amo mai stantio e perfettamente cosciente della propria natura qualificabile attraverso vari gradi di una scala che ha, appunto l'odi e l'amo alle sue estremità; ogni cittadino del mondo si colloca al livello corrispondente al sentimento che prova nei confronti di quella signora Nazione, influenzato dal potere dei media, da una cultura così comoda da trasmettere poiché in tanti casi risulta candidamente banale e che dipinge tanti luoghi come uno stesso luogo attraverso le tinte più attraenti ed appetitose, quasi come un paradiso in terra.
E' sufficiente conservare intatto il proprio senno e ricordarsi di usare il cervello per rendersi conto del fatto che le cose non stanno esattamente così. Anche le disgrazie hanno imparato come attraversare l'oceano e, quasi a voler dimostrare come questo superamento le abbia temprate, si accaniscono ancora più violentemente, ingigantite quanto le loro omologhe: le fortune.
L'esempio più recente, assieme a tanti altri, è stato l'uragano Sandy, uno dei più violenti della storia degli ultimi decenni, dal quale la parte del paese messa in ginocchio, stenta ancora a recuperare la quotidianità.
Quando si è abituati a qualcosa di misurato, come gran parte di ciò che riguarda un continente di dimensioni ridotte quale l'Europa, tutto ciò che arriva da lontano si ingigantisce, non per una questione di prospettiva, proprio dal punto di vista concreto.
E' dunque perfettamente comprensibile che la figura al volante degli U.S.A. sia la principale dal punto di vista del peso che detiene sulla bilancia mondiale, tutt'altro che equilibrata. Che ci piaccia o no, questi sarà sempre presente in qualsiasi questione internazionale: guerre, crisi economiche, sciagure, manifestazioni, cultura, dibattiti, egli (qualcuno si chiede quando si potrà parlare di "ella") comparirà, puntualmente. Potremmo persino suggerire di sostituire il povero e odiato prezzemolo, di cui tanto si critica l'invadenza nel modo di dire, con il cognome del nuovo regolatore dell'ordine mondiale.
Ed eccoci al nocciolo della questione: Sandy non è stato un avvenimento isolato che ci ha riportato alla mente l'esistenza di una nazione formata da 50 stati dall'altra parte dell'oceano, bensì non si sentiva parlare di niente di diverso da quest'ultima da varie settimane poiché teatro delle nuove elezioni della suddetta figura, colui che sarebbe dovuto essere alle redini del più potente stato del mondo.
Lo ammetto: sono stato sedotto anche io dagli stessi mezzi di comunicazione che, con i loro elogi, sono riuscite ad ammaliare milioni di persone in tutto il pianeta con il cosiddetto "Sogno Americano" e quindi, in vista di un mio -quanto più prossimo- trasferimento mi son sentito in dovere di tenermi informato tramite stampa estera dell'andamento della campagna elettorale fino all'arrivo dello scrutinio.
L'ansia della serata che precedeva i risultati era quasi palpabile anche a casa mia: è successo ciò che normalmente mi capita con le serie tv, si è creata una sorta di dipendenza e di trasporto nei suoi confronti fino al sopraggiungere del climax con l'ufficializzazione dei risultati. L'unica differenza che intercorre tra le elezioni americani e una serie tv è che le prime non lasciano un vuoto dentro quando finiscono, poiché segnano l'inizio della vita di un governo -o del suo continuo- e c'è ancora tanto da aspettarsi.
Quando poi si prende particolarmente a cuore un candidato uscente, e in antipatia il suo sfidante, le cose si fanno ancora più interessanti.
Barack Obama, ricordiamolo, è sempre un essere umano, ma ha donato nuovi impulsi ad una confederazione di stati dalle mille antitesi che non ha mai saputo, e continua a non sapere, apprezzarlo appieno. I passi avanti sono stati innumerevoli, forse troppi agli occhi di tutta l'ala reazionaria che rappresenta una buona metà del paese, probabilmente l'ostacolo maggiore al rinnovamento e al riaffermarsi come potenza mondiale
Nel mio piccolo confido nella capacità delle persone di cambiare, come tanti hanno fatto durante il primo mandato del primo presidente non di pelle bianca, colui che ha catturato i cuori di tante persone, dentro e fuori dagli Stati Uniti perché contribuisca al benessere e al progresso di quella Nazione della quale un giorno, let's hope for the better, io farò parte.
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