Il commercio è alla base di qualsiasi economia mondiale. L'offerta di merci in cambio di altre merci o di un corrispettivo in denaro che permetta di acquistarne è qualcosa di così comune che ormai viene ascritta agli altri tipi di relazioni umane.
I commercianti si sono successivamente rivolti all'estetica per attirare un numero crescente di clienti perché, si sa, il bello richiama l'attenzione dell'occhio. E' così che oggi non esiste negozio degno di questo nome che non esibisca scaffali/teche/mensole/appendini ordinati secondo criteri precisi e ben studiati (pare che sia nata una nuova professione che se ne occupa) e, in particolare, che non curi la presentazione più immediata di tutte, quella che consente ai passanti di decidere se approfondire o meno entrando all'interno dello stabilimento e valutarne più attentamente l'offerta: la vetrina.
Perché tutto questo excursus dal nulla?
Semplicemente mi è stato fatto notare che le chat presentano una conformazione molto simile: ciascuno dei profili è come una vetrina, può sembrare più o meno attraente a seconda dei soggettivissimi gusti di ciascuno. Per ovvie ragioni, l'unica chat che mi capita di frequentare è quella dedicata esclusivamente agli omosessuali. Alcuni potrebbero percepirla come l'ennesimo caso di "ghettizzazione", e non avrebbero tutti i torti probabilmente, eppure al momento si tratta di una delle pochissime alternative esistenti per poter conoscere altri membri di questa "minoranza" senza dover temere rappresaglie, discriminazioni o violenze.
Ed è così tremendamente triste, per quanto reale, che un'occasione per poter parlare con persone che condividono i nostri stessi stati d'animo ed emozioni quotidiane si riduca ad una conferma della promiscuità della quale la categoria è accusata dai bigotti retrogradi ed ignoranti, nonché portatori d'odio. Ormai è diventata così talmente parte del quotidiano che lascia indifferenti.
Facciamo un distinguo, comunque: qua non si critica la semplice ottica della vita all'Hakuna Matata nella quale ci si ritiene sempre troppo giovani per intraprendere relazioni che impegnino la mente e che sono più difficoltose da sviluppare, quando invece ci si può avventurare in rapporti molto più effimeri che rilassano il corpo e che, pur essendo di breve durata, infondono un sentimento di soddisfazione immediato. Quello che si denuncia è l'apparentemente automatica trasfigurazione da esseri umani educati a selvaggi che smarriscono le basilari conoscenze dell'interazione umana per ottimizzare la ricerca della preda con la carne più fresca disponibile. Dal mio punto di vista non ritengo sia particolarmente difficile mantenere il cervello in funzione anche in queste occasioni e ritengo che un neurone decida di commettere un suicidio ogniqualvolta uno di questi casi si verifica. La domanda è: ma tutto ciò non lascia negli altri un senso di vuoto e pochezza?
Casomai ognuno di noi dovesse essere paragonato ad una tipologia di merce esposta, prego solo di non essere un detergente sturalavandini.
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giovedì 23 maggio 2013
mercoledì 31 ottobre 2012
I nuovi Platinette
Una delle principali caratteristiche del mondo omosessuale maschile che, da sempre, attira la mia attenzione durante il mio vagare in cerca di pettegolezzi -o semplicemente per noia- nei social network, è la tendenza ad intercalare tra nome e cognome un soprannome che, nel 90% dei casi, non lascia dubbi riguardo all'orientamento sessuale del soggetto descritto; nei casi estremi, si giunge persino a sostituire i propri appellativi con i nomi fittizi.
Per quanto si tratti di un fenomeno palese agli occhi di tutti, non mi è mai capitato di leggere nulla a riguardo, e dato che internet è il posto nel quale, attualmente, l'ironia regna sovrana, supponevo che prima o poi qualcuno dovesse colmare questa lacuna.
Uno degli espedienti più comuni è, da sempre, sostituire il proprio cognome con quello del proprio artista preferito, che sia reale o d'arte non importa: è essenziale che la totalità degli utenti di Facebook, Twitter, Tumblr, ecc. ecc. possa assistere alla devozione dell'utente per l'artista. I gay non sono da meno: come da stereotipo, una buona maggioranza si crogiola tra le note e il beat del popolarissimo "Puttan Pop", probabilmente perché racconta di rispetto, uguaglianza e amore per sé stessi con una ferocia tutta femminile di ragazze che cessano di esserlo per indossare la maschera di popolarissimi personaggi in grado di sbancare qualsiasi botteghino e creare ondate sonore a ultravioletti tra un gridolino e l'altro dei fan che, in discoteca, riconoscono alcune tra le loro canzoni più popolari entro le prime tre note. E' così che, sin dagli albori dell'enorme popolarità delle reti sociali, si è assistito ad un proliferare di nomi più o meno comuni accostati a un Germanotta, Ciccone, Del Rey, Spears, Perry e così via. Se la cavia soffre per i suoi sentimenti contrastanti nei confronti di più di un'artista le soluzioni sono semplici e molteplici: accostare più elementi insieme fino al raggiungimento di un cacofonico nome utente socialmente impegnato, è il caso di Aguilera Perry, Minaj Knowles eccetera. In altri casi, se si opta per cancellare qualsiasi dato anagrafico dall'intestazione principale e rimpiazzarlo con la propria "dea-bitch", si tende a scegliere un aggettivo, un nome proprio MASCHILE -per quanto di virilità in quei profili non ne resti la minima traccia- o qualsiasi altra parola dotata di senso compiuto -cosa alquanto discutibile- proveniente dalla hit o dall'album preferiti, nascono così: Alejandro Perry, Marco Hopeless Place -cognome-, Francesco Stripped e tanti altri.
Una menzione a parte meritano le drag queens, le quali possiedono due profili nella maggior parte dei casi: il primo identifica l'individuo che si nasconde dietro la parrucca, i chili di trucco e le gambe invidiate dalla più snella delle donne, ed eventualmente un secondo, quello dell'"artista" in grado di fare faville nei peggiori bar, di Caracas? Ma no! Della notte androgina! Il tutto con tanto di nome che spazia dall'ambito sessuale a quello dell'icona alla quale si ispirano, fino ad arrivare alla marca di vestiario che preferiscono, senza contare quelle che prendono spunto dai loro mascherati predecessori.
Mi dichiaro a favore della totale libertà d'espressione, però proprio per questo motivo, sentendomi libero di esprimermi, lo faccio ridendo a quattro ganasce assieme ad eventuali amici che abbiano notato la propagazione a macchia d'olio di questo movimento "slutty-goddess" che, guarda caso, riscuote la sua popolarità quasi esclusivamente in Italia, il bel paese delle piume di struzzo, delle borse griffate e del tacco 12 che non costituiscono più una prerogativa femminile da ormai qualche anno.
Per quanto si tratti di un fenomeno palese agli occhi di tutti, non mi è mai capitato di leggere nulla a riguardo, e dato che internet è il posto nel quale, attualmente, l'ironia regna sovrana, supponevo che prima o poi qualcuno dovesse colmare questa lacuna.
Uno degli espedienti più comuni è, da sempre, sostituire il proprio cognome con quello del proprio artista preferito, che sia reale o d'arte non importa: è essenziale che la totalità degli utenti di Facebook, Twitter, Tumblr, ecc. ecc. possa assistere alla devozione dell'utente per l'artista. I gay non sono da meno: come da stereotipo, una buona maggioranza si crogiola tra le note e il beat del popolarissimo "Puttan Pop", probabilmente perché racconta di rispetto, uguaglianza e amore per sé stessi con una ferocia tutta femminile di ragazze che cessano di esserlo per indossare la maschera di popolarissimi personaggi in grado di sbancare qualsiasi botteghino e creare ondate sonore a ultravioletti tra un gridolino e l'altro dei fan che, in discoteca, riconoscono alcune tra le loro canzoni più popolari entro le prime tre note. E' così che, sin dagli albori dell'enorme popolarità delle reti sociali, si è assistito ad un proliferare di nomi più o meno comuni accostati a un Germanotta, Ciccone, Del Rey, Spears, Perry e così via. Se la cavia soffre per i suoi sentimenti contrastanti nei confronti di più di un'artista le soluzioni sono semplici e molteplici: accostare più elementi insieme fino al raggiungimento di un cacofonico nome utente socialmente impegnato, è il caso di Aguilera Perry, Minaj Knowles eccetera. In altri casi, se si opta per cancellare qualsiasi dato anagrafico dall'intestazione principale e rimpiazzarlo con la propria "dea-bitch", si tende a scegliere un aggettivo, un nome proprio MASCHILE -per quanto di virilità in quei profili non ne resti la minima traccia- o qualsiasi altra parola dotata di senso compiuto -cosa alquanto discutibile- proveniente dalla hit o dall'album preferiti, nascono così: Alejandro Perry, Marco Hopeless Place -cognome-, Francesco Stripped e tanti altri.
Una menzione a parte meritano le drag queens, le quali possiedono due profili nella maggior parte dei casi: il primo identifica l'individuo che si nasconde dietro la parrucca, i chili di trucco e le gambe invidiate dalla più snella delle donne, ed eventualmente un secondo, quello dell'"artista" in grado di fare faville nei peggiori bar, di Caracas? Ma no! Della notte androgina! Il tutto con tanto di nome che spazia dall'ambito sessuale a quello dell'icona alla quale si ispirano, fino ad arrivare alla marca di vestiario che preferiscono, senza contare quelle che prendono spunto dai loro mascherati predecessori.
Mi dichiaro a favore della totale libertà d'espressione, però proprio per questo motivo, sentendomi libero di esprimermi, lo faccio ridendo a quattro ganasce assieme ad eventuali amici che abbiano notato la propagazione a macchia d'olio di questo movimento "slutty-goddess" che, guarda caso, riscuote la sua popolarità quasi esclusivamente in Italia, il bel paese delle piume di struzzo, delle borse griffate e del tacco 12 che non costituiscono più una prerogativa femminile da ormai qualche anno.
mercoledì 20 giugno 2012
Perle
Qualche mese fa, su Facebook, vigeva la moda tra me e i miei amici
di regalare i nostri "Mi piace" alle pagine fan in sé vuote, ma i cui
titoli rappresentavano stralci di vita quotidiana, alcuni di quei gesti e di
quelle usanze che tutti noi abbiamo e che, descritti da un linguaggio forbito
totalmente fuori luogo e corredati da un'immagine random, erano in grado di
farci ridere o, perlomeno, sorridere.
Durante il mio vagare nella Home del sito alla ricerca di nuove
pagine da premiare con la mia adesione, un giorno mi imbattei in una diversa
dalle altre, non vuota ed insignificante, con il solo intento di provocare il
sorriso quotidiano, bensì interessante, profonda, ricca e meritevole. Si
trattava di un grande raccoglitore di pensieri, emozioni e massime sulla vita
quotidiana, scritte in un italiano corretto, cosa rara di questi giorni, in
grado di affrontare le tematiche più disparate: da quelle più superficiali, a
quelle più profonde, dalle realistiche alle fantastiche, dalle più pregevoli
alle più scabrose, il tutto senza mai esagerare superando quella linea
invisibile, tracciata dalle coscienze dei fruitori, del limite. Dietro tutto
questo, un semplice ragazzo più o meno della mia età, mio conterraneo e persino
della mia stessa "parrocchia"; tutto questo non faceva altro che
fargli acquisire punti e a contribuire alla crescita della mia stima nei suoi
confronti; ritenevo che fosse davvero difficile trovare qualcuno come lui, in
grado di esprimersi in modo così graffiante e polemico, senza però mai
stridere; il tutto, mescolato a fuoco lento, gli ha permesso di cucinare un
piatto di haute cuisine in grado di accaparrarsi l'approvazione di tanti e una
grande popolarità nel mondo virtuale e non.
Mi capitò così di accedere quotidianamente al suo angolo di social
network per tenermi aggiornato in merito alle sue pubblicazioni, pronto a
condividerle sul mio profilo in caso le ritenessi degne.
L'amministratore della suddetta pagina, della quale non scriverò
il titolo poiché non ritengo sia troppo difficile da indovinare, resta comunque
un essere umano e, come tale, è soggetto come chiunque altro ai difetti e alla
volubilità che contraddistingue tutti noi; oggi la pagina conta circa 75000
fans, tutti attivissimi e superentusiasti nella venerazione del loro
nuovo idolo che, proprio perché essere umano, si crogiola nella loro
ammirazione; con un esordio da pubblicitario, pubblicando ogni tot annunci di
esterni che lo pagavano perché li rendesse visibili ai suoi fans, si è esteso
al mercato tessile, stampando alcuni dei suoi più celebri aforismi su
magliette, lanciando così la nuova moda dell'estate. Il processo del montarsi
la testa era ormai cominciato, e niente e nessuno poteva più arrestarlo;
l'ultima novità è quella dell'uscita, prossimamente nelle peggiori librerie, di
un libro, raccoglitore cartaceo delle sue più famose "Perle".
Da sottolineare tra i suoi più grandi difetti è senz'altro la sua
scarsa, per non dire inesistente, considerazione per la democrazia: a chi fa
piacere un commento negativo? Credo pressoché a nessuno, d'altronde il masochismo
non è poi così diffuso; e certo, bisogna distinguere gli insulti e le critiche
pesanti da quelle costruttive e dalle libere opinioni, e allora perché proprio
queste ultime sono sistematicamente eliminate assieme alle prime senza il
benché minimo riscontro o risposta civile? Probabilmente il nuovo divo del
social network è giunto a quel livello di superbia paragonabile solo a quello
di un dittatore.
Ora, fermo restando che una discreta dose di talento da parte sua
sia innegabile, ritengo non sia comunque un qualcosa di così smisurato data la
superficialità alla quale ormai sacrifica la stragrande maggioranza delle sue
massime che, sicuramente, non mi trasmettono più ciò che facevano agli inizi,
per giunta a ciò vanno aggiunti i palesi plagi da stati e pubblicazioni altrui
che vanno ad arricchire un repertorio che rappresenta ormai una montagna di
leccornie che la gente assalta continuamente accecata dal loro aspetto così
prelibato.
Probabilmente il sedicente scrittore dovrebbe ricordarsi che non è
realmente un artista, come evidentemente le sue convinzioni lo spingono a
definirsi, bensì esclusivamente un ragazzotto abitante della provincia
disoccupato con una connessione a internet che, ahimè! Non smette mai di
trasmettere.
lunedì 2 aprile 2012
Cabecera
Sì, sì, sono perfettamente consapevole di come funzionano i blog, ne ho già avuti due precedentemente. Mi trovate acido? Mestruato? Scorbutico? Ci avete azzeccato: era esattamente questa l'immagine che volevo trasmettere; d'altronde si suppone che il post di apertura debba essere una presentazione, giusto?
Ebbene, non mi andava di cominciare con i soliti convenevoli mainstream che si atteggiano, sempre e comunque, forse per finta, forse per davvero, da "hipsters" e/o anticonformisti che hanno iniziato a lottare contro il sistema sin da quando, sotto forma di spermatozoi, hanno cercato di schivare il doloroso urto con l'ovulo; purtroppo è stato tutto inevitabile. Ecco, inizio a divagare. Che posso farci? Mi perdo nei collegamenti a cui il cervello mi sottopone e la logica va a farsi benedire.
Dicevo, i convenevoli dei pseudo-hipsters, altrimenti conosciuti come "bimbiminkia": un nome, una categoria con così tanti perché e sfaccettature che oramai non vale neanche più la pena di star lì a cercare di darne una definizione. Per coloro (non si sa chi, dato che non ho ancora neanche un lettore) che non sanno di cosa si tratti, ecco un esempio pratico inventato dal sottoscritto:
"iU sN m sTxXu e nEx1 m kAmBiA xDDD
10% nRmAl
20% sKeMuX
30% tExTaRdU
40% kAtIvO xDD
50% sYmPaX
60% dUlCiXiMmO
70% pAcIxImU
80% tRuZzO
90% sTrOnZzO
mA 100% m sTxXu!!1!1uno!one"
No, non siete voi ad aver problemi seri in caso non abbiate capito più del 60% di ciò che ho scritto: io stesso non ne sono completamente certo; la cosa triste è che esempi come questi non sono difficili da trovare: basta darsi da fare su una qualsiasi community online, posti nei quali la razza appena descritta costituisce una delle razze dominanti.
In ogni caso, questo è il MIO blog, e dato che sono IO a scriverlo, stabilisco che si parli solo ed esclusivamente di ME. Non butterò mai il mio tempo cercando di descrivermi: ho avuto anche troppe prove durante la mia vita del fatto che probabilmente uno sconosciuto è in grado di descrivermi meglio.
No, mi limiterò a scrivere ciò che mi salta in mente e che io ritenga degno ed interessante abbastanza da meritare il suo posticino in queste pagine.
Come un qualsiasi Presidente o Primo Ministro che si rispetti, man mano che la fine del mio discorso d'apertura si avvicina, questo sarebbe il momento che dovrei dedicare alle promesse che mi sforzerò di mantenere durante il mio mandato; ovviamente, visto che voglio essere più preciso possibile nell'attenermi al modello di un capo di stato, anche il mio rispetto di questi impegni seguirà l'esempio:
-prometto di non divagare eccessivamente;
-prometto di restare sempre nel campo dell'intelligibile;
-prometto di non essere troppo negligente nei confronti della scrittura da attuarsi sul presente spazio, ma anche di non essere troppo banale nell'ansia di scrivere abbastanza;
-prometto di cercare qualche lettore a cui interessi veramente leggermi, e pubblicare qualcosa che non li annoi;
-prometto di non sfruttare eccessivamente questo spazio per lamentarmi, piagnucolare, fare sfuriate.
Per il momento non me ne vengono altre in mente e, come post di apertura mi soddisfa abbastanza, perciò, in vista di riaprire questo spazio non appena qualcosa degno di nota farà capolino nel labirinto spento della mia creatività (ora sono anche poetico!), saluto, passo e chiudo.
A riannusarci.
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